Logo

Escursioni

Escursioni

Ravenna, e la sua storia!

 

Ravenna città d’arte e cultura, città del mosaico, città antica che 1600 anni fa è stata tre volte capitale: dell’impero romano d’occidente, di Teodorico re dei Goti, dell’impero di Bisanzio in Europa. La magnificenza di quel periodo ha lasciato a Ravenna una grande eredità di monumenti: sono ben 8 gli edifici che sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. L’arte del mosaico non è nata a Ravenna, ma a Ravenna ha trovato la sua più ampia espressione: qui è nata l’iconologia cristiana, un misto di simbolismo e realismo, di influenze romane e bizantine. Ancora oggi questo antico sapere delle mani rivive nelle scuole e nelle botteghe. La bellezza dei mosaici ma non solo: a Ravenna si può passeggiare tra le torri campanarie e chiostri monastici, passando dal romanico al gotico, dagli affreschi giotteschi di Santa Chiara al Barocco dell’abside di S. Apollinare Nuovo; dalle testimonianze dell’ultimo rifugio di Dante Alighieri ai Palazzi che videro gli amori di Lord Byron. Chi la incontra se ne innamora oggi come avvenne nel passato a Boccaccio, che vi ambientò una delle sue più belle novelle, a Gustav Klimt che ne trasse ispirazione manifestamente, ad Hermann Hesse che la visitò dedicandovi alcuni versi. Ravenna è romana, gota, bizantina, ma anche medioevale, veneziana e infine contemporanea, civile e ospitale, ricca di eventi culturali e manifestazioni di prestigio internazionale che la rendono proiettata verso il futuro.

 


Battistero degli Ariani

art-batt

Il Battistero degli Ariani rappresenta un’importante testimonianza della dominazione dei Goti e del loro culto; si ritiene infatti costruito da Teoderico durante il suo dominio (493-526) come battistero dell’antica cattedrale ariana, oggi chiesa dello Spirito Santo, che sorge nelle sue vicinanze. Dopo la cacciata degli Ostrogoti da Ravenna e a seguito della conquista bizantina (540),  venne emanato dall’imperatore Giustiniano un editto mediante il quale gli edifici sacri ariani vennero riassegnati alla Chiesa cattolica; pertanto l’edificio venne riconciliato al culto ortodosso al tempo dell’arcivescovo Agnello come oratorio dedicato alla Vergine Maria. Da qui deriva il nome di Santa Maria in Cosmedin con il quale venne identificato a partire dal VII secolo e la denominazione di Monasterium Sanctae Mariae con la quale lo ricorda il protostorico ravennate Andrea Agnello nel  secolo IX. Il Battistero, le cui vicende furono legate in parte a quelle dell’attigua cattedrale ariana, subì nei secoli numerosi rimaneggiamenti, fra i quali la demolizione delle absidiole e il rialzamento del pavimento. Nel XI secolo fu preso in consegna, insieme con la vicina chiesa dello Spirito Santo, dai Benedettini; nel rinascimento fu dato in commenda al clero secolare e dal 1608 fu affidato alle cure  ai Teatini. Particolarmente importanti furono gli interventi che lo interessarono nel XVII secolo; dall’anno 1667 infatti, per intervento del cardinale Cesare Rasponi, venne inglobato ad un adiacente edificio  nel quale ebbe funzione di abside e costituì assieme ad esso l’Oratorio della Confraternita della Croce. Alla fine dell’Ottocento l’edificio era di proprietà privata, aveva  perso ogni funzione di culto e si trovava circondato da superfetazioni. Nel 1914 divenne di proprietà dello Stato italiano e tra il 1916 e il 1919  fu interessato da importanti  lavori di restauro che fornirono importanti informazioni sull’assetto architettonico originale, a seguito delle quali si ripristinarono ove  possibile le parti demolite e si riportò in luce ciò che restava delle antiche costruzioni.
L’edificio, che si presenta ora in parte interrato, è strutturato a pianta centrale ottagonale. Dal perimetro fuoriescono quattro piccole absidi semicircolari orientate secondo i punti cardinali, delle quali la maggiore, rivolta ad est, è  preceduta da un presbiterio. Quello che oggi vediamo è solo la parte centrale della costruzione antica, che appariva più ricca e articolata; originariamente infatti il battistero era circondato da un ambulacro anulare coperto da una volta, che si interrompeva  solo sul lato orientale, in corrispondenza dell’absidiola più grande. Sono ancora visibili in corrispondenza delle absidi minori gli arconi che servivano all’innesto delle volte. All’interno le pareti  si presentano in nudo laterizio, ma in antico erano riccamente ornate con marmi, stucchi e mosaici. Di tutto l’apparato decorativo originario non resta ora che il prezioso rivestimento  musivo della cupola, nel quale gli studiosi, pur nell’unità del programma iconografico, riscontrano  tempi stilistici diversi; l’opinione attualmente prevalente è comunque che tutti gli interventi risalgano al periodo teodericiano. Inoltre, pur essendo il mosaico sostanzialmente ben conservato, gli inevitabili restauri che la raffigurazione ha subito nei secoli spiegano qualche disomogeneità  e la difficoltà di interpretazione di alcuni particolari. L’impostazione iconografica del mosaico denuncia l’influsso del programma figurativo attuato, pochi decenni prima, all’interno del battistero annesso della cattedrale cattolica, denominato Neoniano;  ma se ne differenzia sia per il mutato gusto artistico che per il diverso influsso delle correnti filosofiche, in particolare per l’affermarsi della dottrina ariana. Questa eresia che  si distingueva soprattutto per l’affermazione della natura umana del Cristo e per la negazione della coesistenza con la divina, trovò grande diffusione tra le popolazioni germaniche e si affermò in Italia appunto con dominazione di Teoderico. Al centro della cupola campeggia un medaglione incorniciato da un anello con corona dorata d’alloro su fondo rosso; al suo interno è raffigurata, come si conviene in un battistero, la scena del battesimo di Cristo, simbolo di vittoria sulla morte. L’episodio è tradizionalmente costruito con tre personaggi. Al centro il Cristo ignudo, immerso nelle acque del Giordano, è rappresentato giovane e imberbe, mentre il Battista a sinistra, vestito di un rozzo abito e di un bastone da pastore simbolo della vita di privazioni del deserto,  gli impone la mano sulla testa secondo l’antico rito. Dall’alto scende verticalmente la colomba divina, ad irrorare con un soffio di luce, simbolo dello Spirito, il capo del Cristo (secondo altre interpretazioni, con un fiotto di acqua lustrale, oppure, l’uccello tiene nel becco un ramoscello d’ulivo, alludendo al ritorno della pace dopo il diluvio). A destra è collocata la figura di un nobile e possente vecchio con barba e capelli bianchi, rappresentato con torso nudo e la parte inferiore del corpo ricoperta da un drappo verde. Il personaggio simboleggia il fiume Giordano, in quanto fornito di attributi  che derivano direttamente dalle divinità fluviali personificate comuni nell’iconografia  ellenistica. Infatti la figura si appoggia a un vaso rovesciato, dalla cui bocca defluisce l’acqua, e regge in mano una canna palustre, mentre sulla sua testa spuntano le rosse chele di un granchio, che rappresentano gli elementi della vita acquatica. Nella fascia concentrica che circonda il medaglione è raffigurato un maestoso corteo di apostoli, che avanzano con ritmo cadenzato su fondo aureo, intervallati da immagini stilizzate di palme. Vestiti secondo la foggia degli antichi romani, sorreggono ciascuno una corona, simbolo di vittoria, con le mani ricoperte, in segno di rispetto, da un drappo bianco denominato pallio. Su ognuno di questi veli compaiono lettere greche dette gammadie, si tratta di monogrammi derivanti dal mondo classico pagano che acquisirono poi un importante significato nell’ambito dei simboli e della numerologia cristologica, che però oggi non possiamo più interpretare con sicurezza. La processione è conclusa  a destra da Pietro e a sinistra da Paolo, ben caratterizzati nei volti, e identificati mediante gli attributi canonici: l’uno tiene in mano le chiavi e l’altro due rotoli. Essi affiancano il culmine simbolico del corteo: un trono d’oro riccamente decorato. Il motivo iconografico cristiano della cattedra vuota, di origine orientale e denominato etimasia, fa riferimento alla presenza invisibile del Cristo e rappresenta simbolicamente il trono  sul quale egli siederà nel giorno del giudizio finale. Qui però l’iconografia è arricchita da elementi nuovi che ne modificano l’interpretazione e che potrebbero rappresentare l’apporto della dottrina ariana alla raffigurazione. Infatti sul  sedile è collocato un drappo bianco e  un cuscino purpureo dove poggia una grande croce latina ornata di gemme; questi elementi potrebbero essere simbolici delle sofferenze patite sulla croce e quindi alludere alla natura umana e alla fisicità del Cristo. Dal 1996 il Battistero degli Ariani fa parte dei monumenti tutelati dall’Unesco.


Ravenna in bici

bici

Ravenna è arte e storia, mare e natura. Possiede il fascino di un territorio unico, che conserva accanto a risorse naturali autoctone, alcuni dei più grandi patrimoni artistici del mondo. Ravenna è anche una città dove si vive bene. Le statistiche registrano alti livelli di gradimento a proposito delle condizioni di vita: pur essendo il secondo comune più grande d’Italia, Ravenna preserva la riservata tranquillità di una città di provincia. Come vivere e fruire di questo benessere? In bicicletta per esempio. Il mezzo di trasporto che meglio ci fa stare a stretto contatto con la natura senza arrecarle danno. Da questa idea è nato il progetto di una mappa che indica alcuni itinerari particolarmente interessanti per la bicicletta o la mountain-bike. Ne esistoni altri e altri ancora stanno per essere approntati con la necessaria segnaletica. Si può partire dal cuore della città (di cui una vasta area è Zona a Traffico Limitato) ed arrivare al mare e in campagna addentrandosi nelle località più suggestive dell’ambiente ravennate, testimonianze viventi del connubio tra terra e mare nei secoli. Queste mete rappresentano una continua scoperta ed un modo sempre nuovo di vivere l’ambiente, dove la meravigliosa avifauna saprà sorprendervi con colori e suoni nuovi, in armonia con le stagioni. Credo che la mappa suggerisca un modo piacevole per tenersi in forma e per passare una giornata all’aria aperta, a cui tutti possono prendere parte, dilettanti o professionisti che siano.

Per maggiori informazioni scarica la brochure 

Mausoleo Galla Placida

art-galla

La storia
Il mausoleo di Galla Placidia (386-452), sorella dell’imperatore romano Onorio, è un monumento cristiano funerario.
Costruito a forma di croce latina, l’edificio è giunto pressoché integro nella struttura architettonica e nei mosaici.
Siamo in un luogo di transito, di passaggio dalla vita nel tempo a quella nell’eterno: un’opera di fascino etico ed estetico, dove i maestri del mosaico abbracciano quelli della fede.

I Mosaici
La cupola, simbolo del cielo, custodisce la parte più espressiva e famosa della decorazione. Tra le 570 stelle d’oro e il blu intenso del cielo emerge la Croce gloriosa, signum cristiano della risurrezione. L’atmosfera notturna, che già colpì D’Annunzio e ispirò a Cole Porter. la canzone Night and Day, è magica: tutti i temi iconografici (dai quattro animali dell’Apocalisse agli Apostoli) rappresentano la vittoria della vita sulla morte, dove la croce trionfa come via per la risurrezione e per la vita eterna. Ovunque trionfano dominanti scure, accostate ai tocchi oro e vermiglio e alla calda luce dell’alabastro: l’effetto è una diffusa atmosfera di quiete, consona per un sepolcro e per il suo messaggio di Vita dopo la vita.

Il redentore pastore, vincitore della morte
Verso la porta d’ingresso il Redentore, il Cristo-Signore, ha per scettro la croce. Ritratto con sei pecorelle in un paesaggio quieto e bucolico, Cristo è ritratto nella sua piena regalità, giovane e imberbe, dominus sul tempo e sulla storia.

Lunetta di San Lorenzo
San Lorenzo martire segue il martirio di Cristo. Come Cristo ha trionfato con la croce, così Lorenzo (e Galla Placidia) avrà la salvezza dalla croce. Una salvezza predicata dagli Apostoli, soprattutto Pietro e Paolo che indicano la Croce.
La disposizione dei simboli cristiani funeratizi si completa con le colombe appaiate alla fonte zampillante nelle quattro pareti del tamburo, e i cervi ritratti nelle lunette che esprimono la battesimale acqua di vita (Salmo 41, 1-3). Il cielo astrattamente stellato della volta con la decorazione a piante, fiori e frutti indica l’abbondanza di vita nel Regno, meta ultima di tutta la vicenda umana nella storia della salvezza.


Copyright 2014